Storia di ordinaria ricerca di un parcheggio - pt. 2

Se vuoi sapere come finisce la storia del post precedente, continua a leggere! Se invece non hai letto la prima parte, la storia inizia proprio qui!


Riprendiamo, quindi, da dove ci eravamo lasciati... buon divertimento!


INDIANA JONES ED IL PARCHEGGIO MALEDETTO



Prosegui nella tua infinita ricerca, con la mente che inizia a saltellare pericolosamente su quello stretto cavo che separa sanità e follia.

Poi, succede quello che, oramai, sembrava davvero imponderabile: vedi una macchina uscire da un classico parcheggio “in linea”. All’alba delle 9 di sera in Brera, quando mezza Milano si sta sedendo a fare aperitivo o cena e l’altra metà lo è già, senti già odore di beatificazione. Ormai prudentissimo dopo le scottanti esperienze di prima ti avvicini. Niente strisce gialle: sono blu, ma faresti ticket per le prossime 40 ore pur di terminare questo supplizio. Sembra tutto ok, anche la grandezza va bene, un po’ strettino forse ma sì, la tua macchina ci entra perfettamente.


Poi ti cade però l’occhio sui due veicoli che delimitano il posteggio, e capisci che chiunque sia lassù ti ha ancora beffato: un’Audi RS6 ha il sedere tutto bocciato, mentre l’altra auto, un Mercedes classe E nuovo di pacca è completamente rovinata davanti!

Ma cos’ha combinato quello prima di te parcheggiando??


Capisci al volo che il pericolo di ritorsioni non è troppo alto, è praticamente realtà: il tuo non sarà una fiammante Ferrari ma di certo non vuoi una riga che vada dal cofano al baule posteriore, su entrambi i lati, ad opera dei proprietari di Audi e Mercedes. Sempre più disperato, esci e te ne vai.


LA VITA E’ COME UNA RICERCA DEL PARCHEGGIO: NON SAI MAI QUANDO LO TROVI




Stai ormai seriamente pensando di tornare a casa, piazzarla nel box, salire su e ordinare d’asporto quando una luce avvampante colpisce la tua vista ed un parcheggio appare proprio di fianco a te.

Un’aureola azzurra sembra svolazzare proprio sopra il posteggio e una manina con un guanto bianco, attaccata a suddetta aureola, ti fa “ciao” e ti segnala il posto.

Bene! Stavolta niente e nessuno può fermarti.


Possono esserci un Lamborghini ed una Bentley davanti e dietro, può esserci un vigile che si fuma una sigaretta appoggiato al palo di un simbolo di divieto di sosta, possono anche esserci scooter e biciclette parcheggiati nascosti ma sei pronto a metterli sotto, la tua amata auto capirà.


E più ti avvicini più ti sembra tutto “limpido”, nessun inganno signori, è tutto vero!

Rallenti: stavolta non vuoi fare le cose di fretta, ti accosti, è un parcheggio talmente bello che ti vengono in mente le lezioni di scuola guida di 10 anni prima, quando Gigi l’istruttore ti diceva a quanti metri esattamente, davanti e di lato, dovevi piazzarti per eseguire una “L” perfetta ed infilarti nel posto.



Ad un tratto però, perdi un timpano e realizzi che un metro dietro al tuo scarico posteriore c’è un furgone che suona il clacson, perché stai occupando l’unica carreggiata di quello stretto senso unico.


Metti subito la retro solo per realizzare che dietro al furgone ci sono altre 43 macchine strombazzanti bloccate dalla tua esitazione.


UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA PARCHEGGIANDO



È a quel punto che lo senti: l’ingranaggio che teneva salda la tua sanità mentale fa un netto “CLAC” e vola via. Noncurante del poco spazio tra te e il furgone, con la retro inserita premi l’acceleratore che manco in Fast And Furious.


Il furgone dietro di te intuisce che davanti a lui ormai non c’è più un uomo ma un mostro e si affretta a procedere indietro, e così fanno tutti quelli dietro di lui.


Ti sei creato lo spazio per parcheggiare! Infili la macchina con movimenti scattosi e piene d’ira e nonostante il pertugio non sia ampio, con poche manovre che manco quand’eri piccolo e giocavi con le micromachines inserisci il tuo veicolo nel parcheggio.


Scendi dall’auto, chiudi la porta, ti guardi intorno, inspiri ed espiri profondamente e l’aria ti sembra quella della più alta delle montagne.

Con lo sguardo fai passare le macchine di fianco a te, i quali ti guardano in cagnesco ma subito dopo abbassano gli occhi e procedono oltre.


Lentamente, dalla tasca estrai il tuo smartphone, lo sblocchi, apri Google Maps, inserisci l’indirizzo del ristorante e ti prepari ai 7,8km di camminata indicati dall’App. Che ironia che casa tua disti solo 5 km dal ristorante!


Tutto questo con Spotter non sarebbe successo


No, Spotter non ti rimpiscciolisce la macchina al punto che puoi mettertela in tasca ed entrare nel ristorante, ma fa un altro tipo di magia: connette le persone in una community di parking sharing, per far sì che quando un utente lascia un parcheggio, lo segnali agli altri utenti che possono quindi andarci subito sapendo dove esattamente, e a che ora, verrà lasciato. E premia anche gli utenti virtuosi!


Che aspetti? Scarica Spotter, è disponibile sia per Android che iOS e iPhone!

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