Storia di ordinaria ricerca di un parcheggio



UNA STORIA DI PARCHEGGIO CHE ACCOMUNA TANTI AUTOMOBILISTI


Si sa, la vita di noi automobilisti è dura. Tra traffico, multe, autovelox, il solito imbranato davanti a noi che va a 25km/h in circonvallazione e sta in mezzo alla carreggiata, quello dietro di te che se anche vai a 80 all’ora in un senso unico in pieno centro, ti sta con il cofano attaccato al parabrezza posteriore flashandoti con i fanali. E tanti altri “cliché”. Ma ce ne sono alcuni che riguardano quel momento topico, oserei dire catartico, che consiste nel trovare un parcheggio che però tale non è.


Questa è la storia che vivi quando esci il sabato sera in macchina per andare a cena in Brera, a Milano. Appuntamento alle 8.30 al ristorante con un po’ di amici, sei finalmente nei dintorni e inizi a cercare parcheggio.


Si inizia sempre cercando pazientemente un parcheggio, ma...

Ore e ore a girare ma nulla, ogni più piccolo pertugio è occupato. Non è rimasta una sola striscia pedonale da occupare, non un solo passo carrabile, tutti i marciapiedi brulicano di auto o sono maledettamente inaccessibili con quei dannati piloni.


Ma poi lo intravedi: all’inizio pensi ad un miraggio, non può essere vero che dopo un’ora ed un quarto di ricerca lui è lì, così innocente e puro, ammicca proprio a te e, impossibile, non c’è davvero nessun altro che sta correndo ad acchiapparlo!


Allora ti avvicini, per qualche istante vieni inondato da un sentimento di sollievo misto a gioia mistica, dev’essere quello che provano i santi quando arrivano lassù in cielo beati.

Eccolo, mancano davvero pochi metri e sei ad un passo dal paradiso… Ma sbang! Le porte di San Pietro ti si chiudono in faccia e inizi a cadere da lassù verso il basso, sempre più giù, giù, e giù ancora: il primo angolo di quella che sembra proprio una Smart si defila in quello che prima era solo un accogliente pertugio tra due gambe accoglienti, mentre in realtà scopri che in mezzo, seppur piccolo, c’è qualcosa.


E mentre ti allontani desolato, ti chiedi perché tutti i proprietari di Smart infilino le proprie auto così in fondo nei parcheggi a lisca di pesce: devono essere tutti d’accordo, non c’è altra spiegazione, al fine di ridurre il tasso di religione nella popolazione.


L’ETERNA RICERCA DEL PARCHEGGIO PERDUTO





Prosegui, con un diavolo per capello, nella ricerca di un parcheggio che potrebbe anche essere nella vetrina di un negozio ignaro, quando eccolo: come poco fa è lì, che ti guarda invitandoti ad entrare. Ma stavolta non ti farai ingannare.


Procedi spedito, quasi indifferente per non dare alcuna soddisfazione al maledetto proprietario di Smart che sicuramente è nei paraggi ad osservare e farsi due risate. Eppure più ti avvicini e più sembra vero, per quanto implausibile: è davvero vuoto.

Ma i parcheggi a lisca di pesce sono sempre insidiosi, tu ormai lo sai bene, e diffidi ancora. Rallenti per capire, sei a pochi metri ed è pazzesco: è ormai chiaro che non c’è nessuna Smart!

Rallenti del tutto, ti infili già con il muso ed è solo allora che puoi vederla: una Vespa Piaggio è proprio lì in fondo. Reprimi il desiderio di buttare giù lo scooter solo perché, in fondo, la tua macchina non ha colpe. Esci sconsolato chiedendoti chi mai possa parcheggiare uno scooter in un posto per auto a lisca di pesce: dev’essere una persona estremamente frustrata, poco ma sicuro.

La storia continua nel prossimo post!


Sicuramente ti sarai ritrovato in alcune di queste situazioni che possono sembrare divertenti, ma sono estremamente snervanti. Nel prossimo episodio scopriremo come va a finire! Intanto, ci chiediamo perché perdere molto del proprio tempo - e della propria sanità mentale - cercando parcheggio quando c'è un'App come Spotter che ci fa risparmiare tutta questa follia!

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